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Jakobsen, racconti di chi era sul traguardo

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CalendarioPubblicato il 07 Agosto 2020 alle 09:25
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Tempo di lettura: 2'
La strada è in discesa, il gruppo corre veloce, molto veloce e qualcuno stima che in volata si siano toccati gli 82 km/h. Groenewegen lancia lo sprint, il connazionale Jakobsen tenta di passarlo a destra, dove l’uomo della Jumbo sta chiudendo la traiettoria. Il campione olandese finisce sulle transenne e vola al di là di esse, dove ci sono dei binari di un treno. Come fanno ad esserci dei binari di un treno in prossimità di un arrivo? Come fanno ad esserci transenne che volano come birilli del bowling? La caduta di Jakobsen è paurosa e mentre è in aria colpisce in pieno un giudice a bordo strada. In Polonia, nel giorno della scomparsa di Lambrecht, torna ad aleggiare il terrore della morte.

Raccontano, dalla terra di papa Wojtyla, che elicotteri si alzano in volo in continuazione, come se la Polonia fosse entrata nuovamente in guerra e ci fosse il bisogno di sventare un’emergenza. I polacchi non sono in guerra ma la minaccia bisogna sventarla davvero. Bisogna salvare delle vite, su tutte, quella di Jakobsen, il più malconcio. Nel plotone qualcuno parla di morti, il sangue si gela e la preoccupazione sale. Fortunatamente non è morto nessuno e Jakobsen, dopo 5 ore di intervento, sembra fuori pericolo, seppur ancora in coma.

Fabio non sa che, con quel volo incredibile, ha tagliato comunque il traguardo per primo, vista la squalifica di Groenewegen. Non sa di aver vinto e, ora, nemmeno gli importa. Ora vuole vincere un’altra volata.
Quando succedono le tragedie, poi, siamo sempre tutti più umani e vicini al dolore. A Le Tour de Savoie Mont Blanc, il vincitore Verschave indica il cielo e ricorda l’amico Bjorg, scomparso l’anno scorso di questi giorni. Van den Berg, al Giro di Polonia, leader della montagna, sale sul palco con un messaggio su un foglio: “Forz Fabio, stay strong”. E anche Ballerini, lanciatosi nella volata odierna, vinta da Pedersen che ha bagnato per la prima volta la maglia iridata, avrebbe voluto alzare le braccia per dedicare la vittoria al compagno di squadra Jakobsen. In bici si corre, si fatica e si muore, per questo, consapevoli del rischio, dobbiamo avere buonsenso, tutti: organizzatori, corridori, Uci, addetti ai lavori, ds, tifosi, tutti.
07 Agosto 2020
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